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La Casa Rossa - Centro Storico

Sentiero n.324a, in rosso,  km 2.6

Intero percorso, in azzurro, rosso, verde km 6.3 - Cartina n.4

 

Dislivello

In salita,

dall’inizio del n. 340: 517 mt

dal bivio del n. 340:  16 mt

In discesa, dalla Casa Rossa a Corbara: 391 mt

Difficoltà

facile

Tempo

A: 3.00 h  A/R:  5.00 h

Altitudine massima

596 mt

 

“Una volta, nei mesi estivi, di sera, poco prima del tramonto, si andava a Corbara lasciando vicoli, strade e case infuocate dalla calura della controra.

Si passava tra giardini di arance e limoni e sotto i platani, davanti alla Chiesa di San Bartolomeo, seduti sui muretti parlavamo dei primi amori, mentre la fresca brezza scendeva dal Tuoro di Stellante e migliaia di luci si accendevano nella valle”.

 

Il sentiero n. 340 è l’arteria principale del versante nord del Cerreto, su di esso si innestano gli altri sentieri. Per salire di quota e per raggiungere qualsiasi luogo bisogna passare per questa via, che in alcuni tratti è stata modificata e sistemata dal paziente e accurato lavoro dei Moscardini.

Si parte dai cancelli verdi, che delimitano il Campo Pozzi dell’Acquedotto Campano (captazione di acqua di falda, che serve i comuni della Valle del Sarno e quelli della costiera sorrentina fino a Capri),  alla fine di Via Monte Taccaro nel Comune di Angri. Un breve tratto con un tornante su strada asfaltata,trecento metri, ed ecco sulla destra l’inizio vero e proprio del sentiero, una scala con gradoni di pietra locale intervallati da tratti di falsopiano e si arriva in dieci minuti sul Chianiello (205 mt).

Sul Chianiello c’è l’acqua e si può godere di un primo panorama sulla Piana del Sarno, il Vesuvio, il golfo di Napoli, Ischia, il castello di Lettere. 

Dal Chianiello il sentiero s’inoltra in un boschetto di castagni, sul tracciato della vecchia mulattiera, ripristinata negli anni cinquanta, dopo dieci minuti si lascia a destra il sentiero n 346 che porta al Castello di Lettere, qui siamo ad una quota di 275 mt.

Adesso il sentiero diventa più ripido, ma si cammina all’ombra dei castagni e si affondano i piedi nel lapillo vesuviano: attenzione in discesa si può scivolare !

Il sole e la luce si ritrovano quando raggiungiamo la ’Làmia della Caccia’. Si supera la vena ‘Capomazzo’ e si entra nel territorio demaniale di Lettere, dalla provincia di Salerno a quella di Napoli. Chi ha tempo, può inoltrasi, con qualche difficoltà, nella vena a sinistra, alla scoperta delle antiche opere di sistemazione idrogeologica di questo versante ai tempi della monarchia borbonica del ‘Regno delle due Sicilie’.

Ripreso il cammino, si sale per cinque tornantini (erano sette prima degli interventi, inutili e costosi, per allargare il sentiero ai fini della prevenzione  antincendio),  fino alla quota di 488 mt; qui c’è un bivio: a destra si va ad Orsano di Lettere per il sentiero n.340a, a sinistra continua il n.340. Un breve tratto in falsopiano porta a riattraversare la Vena di Capomazzo e rientrare nel territorio di Angri: si possono osservare sulla destra esemplari di agrifoglio.

Dopo la Vena il sentiero sale, non più agevolmente, per tornanti, ce n’erano nove, fino alla quota di 526 mt, per arrivare sulla ‘Ballatora’, tradizionale luogo di sosta e recupero delle forze. Per essere quassù, dall’inizio del sentiero, si è camminato parecchio, quasi un’ora dal Chianiello e ci vuole qualche minuto di riposo.

Dalla ‘Ballatora’ si riprende a salire, dopo circa duecento metri si svolta a sinistra e rapidamente e ripidamente si arriva ad un bivio (553 mt).

Al bivio prendere a sinistra, il n.324a, seguendo la vecchia mulattiera che da Lettere porta a Corbara. Un breve tratto in falsopiano ed ecco il rudere della “Casa Rossa”, posta su uno sperone di roccia a 596 mt.

E’ questo un sito storico, di memorie e di ricordi, sacro per gli appassionati di montagna che frequentano questi sentieri.

La Casa Rossa, o meglio, i ruderi che ne restano,ci appaiono all’improvviso, nascosti come sono dalla folta vegetazione: quattro mura diroccate di pietra in precario equilibrio, il tetto crollato, ci avvertono che è meglio non avventurarsi oltre.

La Casa è rossa per il colore dell’intonaco di una volta e di cui si possono notare ancora delle tracce sulle vecchie pietre. Situata al confine tra Angri e Corbara, era posto di controllo e stazione di dazio per le merci che sulla schiena del mulo o dell’uomo andavano da Lettere a Corbara e ad Angri. Era anche riparo e, usando un termine di oggi, ostello per i viaggiatori di un tempo: pecorari, boscaioli e trafficanti di montagna.

La vista che si gode, dallo spiazzo antistante la Casa Rossa è superba. Ad est il valico di Chiunzi, con i tornanti della strada che sale, la Torre Orsini, il Monte di Chiunzi, poi il Colle Calavricito, il Tuoro di Stellante, la Vena di S. Marco e in alto a destra la cima del Cerreto, che qui si presenta nella sua parte inaccessibile e strapiombante. Poco più sotto del Cauraruso c’è la ‘Vena Bianca’,  confine  tra Angri e Corbara. In lontananza, verso nord-est, possiamo ammirare Pizzo San Michele, il Terminio, il Monte Partenio con Montevergine e, davanti, le montagne di Sarno con il Pizzo d’Alvano e, guardando a sinistra, il Vesuvio e la Valle fino al mare.  Qui facciamo colazione e ci ritempriamo dalla fatica godendoci, se ci sono, i caldi tepori dei raggi del sole. Alzando gli occhi al cielo è facile osservare i larghi giri dei falchi pellegrini, i voli dei corvi e delle poiane che nidificano sulle rocce della Vena di San Marco.

Riprendiamo il cammino, non senza aver dato un ultimo sguardo intorno, ai fiori che qui abbondano soprattutto in primavera. Dal lato sud della Casa scende il sentiero che segue sinuoso la ‘Vena Bianca’ fino al ‘Varco delle Capannelle’’  (545 mt). Una volta i cacciatori erano soliti appostarsi, nascosti in semplici capanne fatte di pali e frasche, per mirare agli uccelli che rientravano dalle migrazioni quotidiane.

Si entra nel bosco di castagni; il sentiero scende girando intorno al cosiddetto ‘Mura di Palma’, pendici del Monte Caprile sovrastante. Alternandosi ripidi tornantini e  saliscendi, in breve tempo si giunge al bivio con il sentiero n.324, che noi chiamiamo ‘lo sguarramazzo’ per le difficoltà e la fatica che richiede; questo sentiero porta alla confluenza con il n.300, proprio sotto lo Scalandrone del Cerreto a 1028 mt. Si prende a sinistra continuando la discesa per il n.324. Il sentiero dopo poco termina ed ecco la sterrata nel fondo del vallone che separa la Vena Zoccolella a sinistra e la Vena di Acquapendente a destra.

Più avanti, sulla sinistra, un ponte in pietra, forse di origine medievale, ricoperto dalla vegetazione, scavalca l’alveo torrentizio, e procedendo  si arriva davanti ad una antica ‘carcara’, oggi dismessa ed ecco l’asfalto della provinciale per il Valico di Chiunzi che segna la fine dell’escursione.

Poco prima dell’incrocio prendendo una stradina a sinistra ci si addentra nel borgo storico di Sala di Corbara. Alla fine del vicolo inizia un sentiero che conoscendolo porta verso il Chianiello, ma è meglio ritornare indietro ripercorrendo a ritroso il sentiero oppure si può ritornare con la corriera fino ad Angri (partenza dalla piazza principale 10.55-13.05-13.45-15.55-16.30).

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